Incremento della rapidità di proiezione nel Judo

10/02/2016

A cura del

Centro Studi e Ricerche
Sport da Combattimento UIPASC

 

Rielaborato da Mantin Ruben

 

 

In uno degli ultimi articoli è stato affrontato l’argomento del metodo della stimolazione. Tale metodo si è dimostrato essere estremamente performante applicato ai middle kick. Naturalmente, a prescindere dall’esempio della tecnica specifica, il concetto può essere per analogia generalizzato a tutte le tecniche di percossione possibili nell’ambito delle discipline di striking. 


Per mantenere la continuità del discorso e nel contempo interessare più da vicino l’altra metà dell’universo degli sport da combattimento (stiamo parlando naturalmente dei grappler), questa volta ci avviciniamo al mondo del Judo e per riflesso in tutte le discipline che prevedono la lotta in piedi.
Un’analisi approfondita degli incontri di Judo, così come di altre forme di lotta, porta ancora una volta alla conclusione che la rapidità di esecuzione delle tecniche di proiezione è un fattore altamente predittivo sulla performance globale di un atleta, in particolare ai livelli più alti. 

 
Se per misurare la velocità di un calcio con una buona attendibilità era necessario disporre di strumentazioni specifiche, per misurare la velocità di una proiezione il problema si è reso ancora più complesso.


Per questo motivo nel 2001 il nostro responsabile didattico Roberto Villani ha avviato la sperimentazione del protocollo standardizzato di un test “da campo” specifico, a cui ha dato il nome di TEP test (Tempo Esecutivo della Proiezione). Il TEP test è uno strumento che consente di rilevare con un alto livello di precisione l’effettiva durata dell’esecuzione di una tecnica di proiezione.


La strumentazione utilizzata per la rilevazione consiste in un sistema integrato di fotocellule e di una pedana e celle piezoelettriche. Il posizionamento della strumentazione è stato concepito in due differenti modalità:
- La prima disposizione (Lateral Fall Pont) è adatta per valutare il tempo di stacco e quello di proiezione per le tecniche in cui l’avversario è proiettato in direzione laterale-avanti (Fig. 1)

 

La seconda disposizione (Back Fall Point) è adatta invece per rilevare il solo tempo di proiezione per le tecniche in cui l’avversario è proiettato in direzione posteriore (Fig. 2)

 

 

La sperimentazione è stata svolta su un gruppo di 22 judoka, divisi equamente in 11 dilettanti e 11 professionisti. Per valutare l’attendibilità del test, è stato prescritto a ogni atleta di eseguire 4 volte la tecnica prefeita (tokui-waza) in ciascuna delle due modalità (LFP e BFP). La stessa prova è stata ripetuta in due giorni successivi. 

 

 

Per verificare la validità e la capacità di discriminare atleti di diverso livello del test, oltre ad alcune considerazioni teoriche sul rapporto di proporzionalità inversa tra velocità e tempo (supponendo costanti spazio e traiettoria), sono stati confrontati i risultati del gruppo di dilettanti e quello dei professionisti. In quest’ultimo ambito è stata fatta eseguire a tutti la stessa tecnica (o-goshi, modalità LFP). L’obiettività è stata garantita da una rigorosa standardizzazione del protocollo. 

 

Alla luce dei risultati emersi e del confronto tra test e retest, il TEP test si è rivelato valido, attendibile e obiettivo, utile quindi per una precisa valutazione sulla rapidità specifica delle tecniche di proiezione di Judo e lotta in genere (Tab. 1). Nel confronto trasversale è inoltre emersa in modo rilevante la maggiore rapidità dei professionisti i quali hanno avuto risultati significativamente migliori, con differenze percentuali del 12,6% per il tempo totale della proiezione e del 13,4% per quello dello stacco. (Tab. 2)

 

 Potendo contare sul TEP test, di seguito ci è stato possibile avviare una sperimentazione per valutare gli effetti di uno specifico metodo di allenamento a contrasto che, sfruttando il principio della stimolazione di Verchoshanskij, si prevede incrementi la rapidità dell’esecuzione delle proiezioni nell’ambito del Judo (e per riflesso su tutte le discipline affini.


Il metodo a contrasto che abbiamo adoperato, ideato da Roberto, si basa sulla concatenazione di due esercizi specifici per il Judo:
-    Il butsukari-geiko per l’allenamento specifico della forza dinamica massimale. In questa specifica modalità tori (ovvero chi esegue la tecnica) allena la tecnica ricercano il contatto o caricando uke (chi riceve la tecnica), il quale oppone la maggiore resistenza possibile, a condizione che il primo riesca a concludere comunque l’esecuzione.

E’ possibile anche utilizzare un secondo compagno che supporti uke nell’esercitare resistenza trattenendolo.
-    Il nage-komi (esecuzione completa della proiezione) per l’allenamento specifico della forza esplosiva.

 

Per la sperimentazione sono stati coinvolti ancora 22 judoka (13 di sesso maschile e 9 di sesso femminile) di livello agonistico regionale o nazionale, appartenenti alle classi di età juniores e seniores.

 

Sottoposti a un TEP test iniziale (VEDI SOPRA), gli atleti sono stati suddivisi in due gruppi di lavoro omogenei e stratificati, con la consueta divisione in gruppo sperimentale e gruppo di controllo.

La durata del programma di allenamento è stata di 5 microcicli da una settimana per entrambi i gruppi, con questa differenziazione:


-    Al gruppo sperimentale è stato somministrato il metodo del contrasto sopra introdotto, composto da 3 o 4 serie da 2 ripetizioni alla massima intensità, composte da 3 o 4 butsukari e nage-komi (proiezione) finale a chiudere. Tra una ripetizione e l’altra è stata prescritto il recupero completo.


-    Al gruppo di controllo è stato somministrato il tradizionale uchi-komi-geiko.  L’uchi-komi-geiko consiste nell’esecuzione da parte di tori della proiezione, bloccandola però nell’istante in cui uke perde il contatto col terreno, per poi tornare al punto di partenza. Il tutto si ripete solitamente una decina di volte con eventuale esecuzione completa della proiezione a chiudere.

Nel nostro esperimento sono state prescritte 3 o 4 serie da 8 o 10 ripetizioni. Anche qui l’esercizio è stato eseguito alla massima intensità possibile, permettendo però il recupero completo solo tra le serie. Terminati i 5 microcicli, è stato ripetuto il TEP test.

 

I risultati hanno evidenziato che l’aumento di rapidità è stato significativamente più marcato nel gruppo sperimentale nel tempo di stacco e ancora di più nel tempo totale di esecuzione delle tecniche.
 

  

 

 Il metodo a contrasto specifico può in conclusione essere considerato un interessante sistema per l‘incremento della rapidità di esecuzione delle tecniche di Judo.

 

 

References:  


Cometti G.(1988). “Les methodes modernes de muscolation: donnes pratiques”, UFR 
Heinisch H.D.(1997). “L’Analisi dell’allenamento e della gara nel judo”, SdS, 37: 53-62
Lehmann G. (1996). “Untersuchungen zu komponentendes Ausdauertrainings in Kampfsportarten” Leistungsport, 4: 6-11
Di Vincenzo V.(2002). Tesi di diploma, IUSM, Rome
Verchoshanskij J.V.(1996).”Il ruolo della preparazione fisica speciale nel sistema di allenamento degli atleti di qualificazione elevata” SdS, 36: 23-33
Villani R.(1999). “Elaborazione di un test specifico per la valutazione del tempo esecutivo nelle tecniche di proiezione del judo”, Specialisation Thesis  in Theory and Methodology of Training, IUSM Rome
Villani R.(2001), “Specific test to estimate the performance time of judo throwing techniques”. 6°Annual Congress of the ECSS, 1162, Cologne 


 

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